Venezia quale futuro


Venezia quale futuro

MARCO COLOGNESE ha cercato qualche testimonianza per farsi un’idea di come la pensa chi Venezia la vive quotidianamente da imprenditore in un settore delicato e particolarmente colpito come quello dell’accoglienza, dalla struttura in una periferia di fascino come la laguna, all’osteria, agli hotel a cinque stelle, all’unico due stelle Michelin, al ristorante di tendenza.

Calle Tron
Maggio 2020

 

VENEZIA: QUALE FUTURO

 

A due passi da Piazza San Marco c’è Chat Qui Rit: fra i Locali Storici d’Italia, è un angolo romantico che Giovanni Mozzato ha sapientemente ristrutturato. La cucina, di una creatività gestita con garbo, è in mano a un tandem di ottimi cuochi come Davide Scarpa e Leonardo Bozzato. Lui è piuttosto scoraggiato: “Stiamo navigando in acque strane, dopo un po’ che sei a casa e ritrovi i tuoi spazi e la tua famiglia, passa il tempo e perdi la grinta, cadendo nella noia; e il problema grosso sono i pensieri. Quella di Venezia, nel bene e nel male, è una piazza particolare: se domani potessi aprire, da imprenditore so che mi farei del male. Lo Stato non ti aiuta e le banche non rispondono perché non si fidano. Nel frattempo non si muove nulla. È come essere di fronte a un’equazione con quattro dati e venti incognite”. E aggiunge, amareggiato: “eppure sono laureato in economia”. Su cosa si potrebbe fare per Venezia, si tratta di “far partire iniziative politiche e decisioni alte, perché per questa città devono nascere idee specifiche: siamo in pieno centro storico, serve che le regole tengano conto di variabili come le caratteristiche degli immobili e la dimensione delle cucine. E poi bisogna ripensare a tante cose, per esempio le tasse sul plateatico dovranno essere ricalibrate”. E termina: “Può aver senso tirar su la saracinesca in un momento di tale incertezza? Posso partire tutelando le persone che lavorano con me e i clienti? Perciò restiamo fermi, in attesa di capire”.

 

 

 

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